Industria: un’impresa. L’economia reale dal presente al futuro prossimo

Ripartire dall’economia reale, per ritrovare la strada della crescita e consentire all’Italia e all’Europa di mantenere le conquiste sociali e il benessere ottenuti grazie allo sviluppo industriale nel Novecento.

Bergamo, 21 gennaio 2012 – Industria: un’impresa. L’economia reale dal presente al futuro prossimoRipartire dall’economia reale, per ritrovare la strada della crescita e consentire all’Italia e all’Europa di mantenere le conquiste sociali e il benessere ottenuti grazie allo sviluppo industriale nel Novecento.

Questo il messaggio del convegno annuale della Fondazione Cav. Lav. Carlo Pesenti che ha visto a Bergamo un confronto tra le anime dell’impresa, del sindacato e della cultura.

In sala erano presenti, tra gli altri, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, moderatore della tavola rotonda lo scrittore ed editorialista Gianni Riotta. Come ha spiegato in apertura Giovanni Giavazzi, presidente Fondazione Cav. Lav. Carlo Pesenti, obiettivo dell’incontro è stato ricercare quegli: «elementi atti a coagulare lo sforzo comune di cui sentiamo ogni giorno crescere la necessità».

Gianni Riotta nell’introdurre gli ospiti della tavola rotonda si è soffermato su due “parole chiave” del titolo del convegno: reale e futuro. «In un periodo come quello attuale si discute tantissimo di economia, di crisi e di sviluppo economico in Italia e nel mondo, ma spesso il reale non viene considerato. Si parla di intenzioni di come ci “piacerebbe” che la crescita, l’industria e il nostro Paese fossero, ma non si guarda alla realtà come è oggi.

Gli italiani e gli europei, rifiutano di guardare la realtà così come è e guardano al futuro con difficoltà». Riotta ha concluso la sua introduzione con un messaggio positivo parlando delle aziende italiane che, fortunatamente «numerose» oggi prosperano ancora. E che «hanno saputo guardare al reale volgendo anche lo sguardo al futuro con ottimismo».

Raghuram Rajan

«Anche se questo è probabilmente il momento di maggiore criticità nella storia del capitalismo, bisogna sperare che la fiducia prevalga, che gli aggiustamenti avvengano senza troppa rabbia contro il sistema». È quanto ha sostenuto l’economista Raghuram Rajan, consigliere del Primo Ministro indiano ed ex economista del Fondo monetario internazionale, intervenuto con un proprio contributo video al convegno della Fondazione. «Questo – ha proseguito Rajan – non significa che il sistema funzioni perfettamente: abbiamo bisogno di definire le modalità dell’intervento pubblico, di incrementare la formazione della forza lavoro, di migliorare la stabilità del sistema finanziario».

Nel suo intervento l’economista ha anche affrontato il nodo dell’emergere di Cina e India come potenze economiche globali, spesso viste dall’opinione pubblica come minacce mentre, secondo Rajan, «c’é spazio per una situazione di guadagno da entrambe le parti. Certo – afferma- in media i prodotti che potranno essere venduti nei Paesi emergenti non sono gli stessi che possono funzionare in situazioni di maggiore ricchezza. Le aziende dei Paesi industrializzati devono posizionarsi in questi mercati che stanno crescendo per capire il contesto e quali siano le reali necessità».

Il Vescovo di Bergamo

Il Vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, nel suo intervento ha parlato della necessità di creare un «nuovo modello di sviluppo che permetta di tornare alla realtà». «Far quel che si può, industriarsi, aiutarsi e poi essere contenti», come riferiva il sarto dei “Promessi sposi” riportando le parole del cardinal Federigo. Perché, essendo vivi, si può sempre maneggiare la materia, apprezzare la consistenza della realtà, «Benedetto XVI, parlando al Parlamento tedesco ha ricordato che la materia non è solo supporto per il nostro fare, ma che ha una dignità intrinseca.

La genesi dice che è cosa buona, l’espressione “bene materiale” indica che abbiamo fatto un “bene”. La sostanza ha a che fare con il bene dell’uomo». Il Vescovo ha poi stigmatizzato le “deformazioni finanziarie”, criticando quei fenomeni per cui «ciò che non ha la consistenza del reale è percepito e rappresentato come se fosse più reale del reale.

I capitali anonimi che schiavizzano l’uomo sono un potere distruttivo che minaccia il mondo». Senza avere chiaro il senso delle cose, la realtà scivola via, lasciando spazio alle deformazioni dell’iper reale «il peso della virtualità, delle deformazioni religiose e finanziarie finché la realtà diventa una bolla che scoppia».

Per monsignor Beschi è quindi importante «uno sguardo contemplativo, non alternativo alle necessità pratiche. È necessario quindi uno sguardo non rapace, attratto solo dal profitto e dall’utile, ma uno sguardo complessivo che recuperi il valore e il senso delle cose». In conclusione il Vescovo ha asserito che l’uomo da solo non basta, ma che è necessaria una relazione impegnativa fra gli tutti gli uomini.

«Sono pronto a discutere ciò che sto dicendo, avvertiamo tutti una sorta di deficit di forza sotto il nostro impegno, che per reggere ha bisogno di sostenersi con la risorsa che nell’uomo chiamiamo Spirito. Viviamo come se fossimo sulla scena e dietro a noi il mondo e la storia come quinte, anche la religione come scenario. Ma gli scenari sono insufficienti, è necessaria una visione».

Tavola Rotonda

Dagli interventi della tavola rotonda sono emersi alcuni suggerimenti, tra i quali: ridurre la burocrazia eccessiva, aumentare la produttività abbassando il costo dei fattori produttivi, come quello dei servizi. Introdurre dosi maggiori di competizione e di flessibilità, puntare sulle idee dei giovani.

«Sostenere che la competitività possa basarsi solo sul costo del lavoro e sui bassi salari – ha affermato ad esempio Giorgio Barba Navaretti, ordinario di Economia all’Università di Milano – è il modo sbagliato di procedere. Bisogna superare il dualismo del mercato del lavoro e favorire il trasferimento di risorse umane da imprese meno produttive a quelle più produttive, che ci sono».

Efficienza ed equità i concetti cardine dell’intervento di Carlo dell’Aringa, docente dell’Università Cattolica di Milano: «L’uomo crea i cambiamenti e poi non riesce a gestirli, concorrenza mondiale compresa. Welfare e lavoro sono l’essenza del modello europeo. Efficienza ed equità sono un difficile equilibrio – ha proseguito il professore – la sfida è come mantenerlo nella crisi. Forse con una maggiore unità d’intenti per raggiungere il risultato, sistemando tutto il contesto prima di toccare il lavoro. I sacrifici sono inevitabili, ma possono essere indirizzati per dare opportunità alla prossima generazione».

Altro tema cruciale è stato quello della burocrazia, da ridurre. «Io mi occupo di agroalimentare – ha detto l’imprenditore Oscar Farinetti, ideatore di “Eataly”, il primo format (supermercato e ristoranti) al mondo dedicato interamente ai cibi di alta qualità. Un settore che in Italia esprime meno del 20% delle sue potenzialità, proprio perché c’é tanta burocrazia. Con un paio di mosse in due, tre anni potremmo triplicare le esportazioni». L’imprenditore ha cercato di trasmettere il suo ottimismo e la speranza che energia e capacità di rinnovamento, insieme con la sburocratizzazione possano farci superare momenti di crisi e di difficoltà.

Edoardo Nesi

Infine i giovani. «C’é grande possibilità di impresa». Ha sostenuto lo scrittore Edoardo Nesi, vincitore del premio Strega 2011 con il romanzo “Storia della mia gente”. Libro, in parte autobiografico, di come lo “tsunami” della presenza cinese stia travolgendo i paradigmi del distretto industriale del tessile di Prato e della piccola industria italiana di provincia.

Lo stesso Nesi ha dovuto vendere l’azienda tessile di famiglia prima che questa fosse ” spazzata via”. «Ma bisogna cambiare un po’ tutto. Bisogna investire nelle persone dimenticate, che sono i ragazzi. Quando ero giovane io, c’era l’idea diffusa tra tutti noi che sarebbe comunque andata a finire bene, i giovani avevano fiducia nel futuro. È questo quello che dobbiamo recuperare. Bisogna puntare sulle idee dei giovani, favorire la creazione di nuove imprese».

Susanna Camusso

Prudente nei confronti delle liberalizzazioni la segretaria della Cgil Susanna Camusso: «Le intemperanze liberalizzatrici ci porteranno dei guai – parlando in particolare degli orari di apertura dei negozi sottolineando – come invece ora al riguardo sono tutti entusiasti perché si liberalizza tutto».

Apprezzamenti, invece, per il Governo che ha iniziato ad affrontare il tema delle disuguaglianze: «Siamo – ha proseguito la segretaria – di fronte a una straordinaria crisi del capitalismo dovuta a un eccesso di rapacità. Da alcuni anni nel nostro Paese le disuguaglianze hanno ricominciato a crescere.

Ed è una visione surreale un po’ faticosa da digerire l’idea che il freno alla crescita vada cercato nell’articolo 18. Quello che apprezzo del Governo è che ha iniziato a parlare di diseguaglianza affrontando il tema della legalità e dell’evasione».

Riserva espressa nei confronti delle privatizzazioni: «I big player che in Italia sono in gran parte partecipati pubblici. Spero che tali rimangono e spero non ci sarà una furia iconoclasta privatizzatrice. Quando si dice riduzione della presenza dello Stato – conclude la Camusso – ci sono cose che si possono fare, ma siamo certi che tutto è semplificabile e che non significhi ridurre attenzione e cautele verso le persone?».

Emma Marcegaglia

Convinta sostenitrice delle privatizzazioni, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: «Le liberalizzazioni sono sacrosante. È tema fondamentale, che finalmente è stato portato avanti. Ci saranno gli strilli: lasciamoli strillare l’importante è che il governo vada avanti per questa strada».

Sul tema del lavoro, in vista dell’imminente apertura della trattativa tra le parti sociali, la presidente di Confindustria ha affermato che: «Nelle imprese serie la nostra grande forza sono i nostri lavoratori, su questo non c’é alcun dubbio. Noi non vogliamo licenziare i nostri lavoratori. Andremo a questa trattativa con grande senso di responsabilità.

C’e una sola cosa che vogliamo fare – ha spiegato Marcegaglia – vogliamo poter gestire le ristrutturazioni: se c’è un prodotto che non va più bene, vogliamo poter chiudere una linea produttiva a aprirne una nuova. Questa è l’unica cosa che vogliamo fare. Non vogliamo licenziare i nostri lavoratori, ma solo poter evitare situazioni dove ci sono persone che non lavorano e su questo “un moderno” sindacato non può che essere d’accordo».

Una visione particolare è stata data dall’attore Giacomo Poretti, che pur con toni lievi ha saputo raccontare con uno sguardo disincantato l’esperienza di vita nell’industria lombarda e il suo mutar

A chiudere il convegno, il Presidente Giampiero Pesenti: «Dal confronto di oggi sono emersi chiaramente tre elementi cruciali sui quali è necessario focalizzarci: la necessità di profondi mutamenti riguardanti l’efficienza degli interventi governativi; l’importanza di una adeguata formazione per gli individui. La stabilità del sistema finanziario. Si tratta di interventi indispensabili per un grande cambiamento che possa preservare il benessere che abbiamo raggiunto».

«L’attenzione e l’interesse con cui il convegno è stato seguito – ha concluso Pesenti – testimoniano ancora una volta la percezione condivisa di quanto siano necessari un confronto e una responsabilizzazione che coinvolgano mondo imprenditoriale, sindacale, accademico e della società civile soprattutto con l’obiettivo di aprire prospettive positive alle future generazioni».

Invito
Comunicato stampa

Programma del Convegno e CV dei Relatori

Discorso integrale G.Pesenti
Discorso integrale G. Giavazzi
Discorso integrale Raghuram Rajan
Discorso integrale G. B. Navaretti
Discorso integrale G.Poretti

Rassegna Stampa

Video

Discorsi di Benvenuto e Apertura

 

Interventi

 

 

 

 

 

 

 

Monologo

 

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